PER L'INTERNAUTA
 

Cari lettori,

abbiamo selezionato per voi una serie di ascolti e di letture inerenti al concerto in programma, in modo tale da approfondire - per chi volesse - le musiche che verranno eseguite dal Quartetto Prometeo.

Nel presentarvi il primo compositore in programma, Alban Berg (1885-1935), non possiamo fare a meno di consigliarvi un classico della critica e dell’analisi della sua musica: “Alban Berg. Il maestro della minima transizione” di Theodor W. Adorno, nella traduzione italiana a cura di P. Petazzi. Dall'individuazione del «tono» di Berg, al «miscuglio di tenerezza, nichilismo e confidenza con la massima caducità», Adorno chiarisce inequivocabilmente il rapporto del «maestro della minima transizione» con l'eredità del passato, rispondendo alle sterili polemiche sulla posizione «regressiva» di Berg all'interno della Scuola di Vienna.

Per approfondire ulteriormente la sua figura vi proponiamo il testo “Alban Berg” di Graziella Seminara. Basata su contributi musicologici più recenti, la lettura spazia dai significati criptati della sua musica al suo personale approccio alla dodecafonia del suo maestro Arnold Schoenberg, arrivando fino alla ricostruzione del ruolo giocato dal pensiero di Karl Kraus nella sua formazione intellettuale.

Per comprendere più nello specifico la trama del Quartetto op.3, oltre al testo di Adorno già citato, è possibile consultare il testo The Cambridge Companion to the String Quartet, edito da Robin Stowell nel 2003. Al fine di farvi un’idea della resa sonora del quartetto berghiano del 1910, che riecheggia senza dubbio quello schoenberghiano in Fa# minore, potete ascoltare l’interpretazione – con annesso spartito in contemporanea – del New Zealand String Quartet. Sulla piattaforma Spotify invece vi suggeriamo un diverso approccio al brano, ad opera del Kreisler Quartet.

 

Nato a Roma nel 1955, Matteo D'Amico si è formato nell’ambiente musicale della capitale, venendo fortemente influenzato dalla figura e dall'opera di Goffredo Petrassi e segnato poi profondamente dall'esperienza della scuola di Franco Donatoni. Fin dai suoi esordi il compositore si è sentito naturalmente portato a considerare con maggior attenzione gli aspetti razionali e discorsivi della ricerca compositiva, condensandoli in una scrittura agile, vivace e ricca di contrasti ritmici e timbrici. La sua collaborazione con il Quartetto Prometeo conta un trascorso ventennale: si parte dalla prima esecuzione di “Das Geld. Enigma in musica per 3 voci (s., ms., br.), quartetto d'archi e pianoforte” (1999), si passa per “Umana Passione: sette musiche per quartetto d’archi” (2014, su testi tratti da Il Vangelo secondo Gesù di Josè Saramago) e si approda alla recentissima “Scène d’Hérodiade” (2018), che vedrà in questo concerto la sua prima esecuzione assoluta. Impossibile non notare il legame del compositore romano con tematiche e figure di provenienza biblico-evangelica, dall’uso dei testi di ispirazione sacra di Saramago e di Mallarmé, nel caso del nostro concerto.

Per informazioni più dettagliate sull’attività di Matteo D’Amico, vi consigliamo ad ogni modo di visitare il suo sito web.

 

Ripercorrendo a ritroso la linea del tempo ci imbattiamo in uno dei massimi esponenti  della musica romantica, l’austriaco Franz Schubert (1797-1828).

Sebbene possa apparentemente avere un minor bisogno di presentazioni, il compositore di Vienna vanta una produzione non sempre familiare al grande pubblico, che spazia da quella dei celebri Lieder, a quella sinfonica fino a quella strumentale/cameristica (nella quale rientra il quartetto d’archi n.15 op.161). Per chi vuole esaminare nel dettaglio la figura di Franz Schubert, è consigliata la lettura di Schubert. La vita e l'opera, pubblicato da Mary Tibaldi Chiesa nel 1943.

Di più recente pubblicazione e impostato su tutt’altra prospettiva è il libro Amata Vienna. Personaggi, storie e digressioni fantastiche sulla vita di Franz Schubert, di Anna Rastelli. Ci viene presentata una Vienna dei primi anni dell'Ottocento, dove l'eco della scomparsa di Mozart ancora non si è spenta. Si incontrano personaggi come Salieri, Haydn, Beethoven, Napoleone, e altri artisti, poeti, musicisti, attori che fungono da voci narranti di storie e frammenti della vita e dell’arte di Schubert.
Il Quartetto n.15 in Sol maggiore op. 161, composto tra il 20 e il 30 giugno 1826, è l’ultimo dei quartetti del compositore viennese. Una composizione senza dubbio carica di conflitti, che vive di continui chiaroscuri, muovendosi ossessivamente tra modo maggiore e minore. Potete approfondire la storia intorno a questo brano leggendo l’articolo di Stephen Johnson per Gramophone. Fatte queste piccole considerazioni, vi proponiamo quindi l’ascolto dell’esecuzione del quartetto n. 15 ad opera del Kodaly Quartet. Reperibile sulla piattaforma Spotify, vi suggeriamo invece l’esecuzione dell’Oslo String Quartet.

Buona navigazione!

Marco Surace

 

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Creavit libenter Matthaeus Macinanti anno MMXIX