Gabriele Pieranunzi: l’eclettismo di un Primo Violino

Marica Coppola

Per la rivista The Birmingham Post, Gabriele Pieranunzi è “il violinista dai toni più dolci che tu possa immaginare”. Attuale primo violino di spalla dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Pieranunzi racchiude  nella sua espressione artistica tutti gli indirizzi della professione violinistica: dall’attività solistica a quella cameristica, dall’esperienza delle competizioni musicali a quella dell’insegnamento. Una maturità esecutiva, quella del raffinato interprete romano, che è il risultato di una vita interamente dedicata agli studi musicali e ad un’irrefrenabile ricerca artistica. Gabriele Pieranunzi lo ha raccontato a Quinte Parallele, attraverso un’intensa e piacevole intervista.
 

M° Pieranunzi, partiamo con il ripercorrere la sua carriera dagli esordi. Lei si è diplomato in violino a soli 16 anni, e ha vinto ben due premi da giovanissimo al Concorso Paganini. Cosa significava in quegli anni per un giovane violinista arrivare tanto presto a questi risultati?
 

Per iniziare, cercando di essere obiettivo e al contempo mantenendo tutta l’umiltà necessaria,  riconosco che il mio percorso con il violino si è determinato in maniera quasi naturale. Devo però aggiungere che ho iniziato a studiare violino all’età di  6 anni: ho svolto quindi un normale percorso di studi decennale prima di arrivare al diploma. Una certa propensione a questo strumento ha permesso che mi si aprissero quasi subito scenari musicali di un certo livello, come quello del Concorso Paganini. Mi lusinga essere ricordato per questo: sia nell’ ‘88 che nel ‘90 sono arrivato in finale con un quarto e terzo premio al Concorso. La prima cosa che ricordo è che in quel preciso momento storico il Concorso Paganini costituiva uno dei più importanti cimenti a livello italiano e internazionale, aveva tutta l’importanza che un premio del genere doveva e dovrebbe ancora avere. Partecipare ad un concorso come il Paganini conferiva in quegli anni, ad un giovane, un valore a livello sociale che si estendeva ben al di là del singolo fattore artistico.
 

Leggi l'intervista completa su Quinte Parallele

 

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