PROGRAMMA DI SALA

 

 

 

Le Quattro Stagioni
Giuliano Carmignola violino
Concerto Köln
 


Dall’Abaco Concerto in re minore op. 2 n. 1
Avison Concerto in re maggiore n. 6
(da 12 Concertos in Seven Parts after Domenico Scarlatti)
Bach
 Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043
Vivaldi Le Quattro Stagioni

                                                     

«Le opere di Dall’Abaco sono forse il tipo più puro e nobile della musica da camera italiana pervenuta all’apogeo del suo sviluppo...»: con questo lusinghiero giudizio il grande musicologo tedesco Hugo Riemann traccia un quadro a tutto tondo dell’arte musicale di Evaristo Felice Dall’Abaco, contemporaneo di Vivaldi ma cresciuto ed educato in diversi contesti culturali. Dopo aver intrapreso gli studi musicali a Verona sua città natale, probabilmente allievo di Gasparo Gaspardini, maestro di cappella della cattedrale scaligera, lo troviamo a Modena dove studia forse con Tommaso Antonio Vitali. La presenza nel complesso della corte estense di Giovanni Battista d’Ambreville, violinista e compositore d’oltralpe e responsabile della musica per i balletti, lo avvicina allo stile francese. Nominato nel 1704 violoncellista da camera del principe Elettore Massimiliano Emanuele II di Baviera, quando questi, nel 1715, dopo la fine della guerra di successione spagnola, rientra finalmente a monaco, Dall’Abaco è ancora al suo servizio con i ruoli di solista da camera, Konzertmeister (1717) e consigliere. Nella sua musica è possibile intravedere interessanti elementi di novità. Se in ogni movimento viene utilizzata la forma concertante secondo il principio dell’opposizione solo e tutti, nei Concerti da Chiesa dell’op. 2 il rigore di stile e di forma che ci si aspetterebbe da queste pagine, data la sua destinazione, non sempre viene rispettato. Pubblicati nel 1712 ad Amsterdam dall’editore Estienne Roger, in questi lavori è possibile intravedere una fusione di diversi elementi stilistici, appartenenti sia alla forma “da chiesa” che a quella “da camera”, significativo preludio alla fine della distinzione tra le due forme. Nel Concerto in re minore op. 2 n. 1 che si apre con un Largo iniziale, viene rispettata la classica forma “da chiesa” in quattro movimenti. Dall’Abaco sembra preferire il modello concerto-sinfonia, in cui più strumenti dialogano alla pari tra loro. Permane il rigore contrappuntistico che nelle opere posteriori cederà il posto a uno stile più aggiornato, in cui è riconoscibile l’influenza vivaldiana.
 

Michele Francolino


Estratto dal programma di sala acquistabile il giorno del concerto presso il botteghino IUC

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Creavit libenter Matthaeus Macinanti anno MMXIX