Dall’Abaco Concerto in re minore op. 2 n. 1
Avison Concerto in re maggiore n. 6
(da 12 Concertos in Seven Parts after Domenico Scarlatti)
Bach Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043
Vivaldi Le Quattro Stagioni

 

Cari lettori,

abbiamo selezionato per voi una serie di ascolti e di letture inerenti al concerto in programma, in modo tale da approfondire - per chi volesse - le musiche che verranno eseguite da Giuliano Carmignola e Concerto Köln.

 

La serata, all’insegna della musica barocca, si apre con un concerto del compositore veronese Evaristo Dall’Abaco (1675-1742), contemporaneo di Vivaldi solo recentemente riscoperto. Sebbene abbia avuto minore risonanza rispetto al “Prete Rosso” egli si rivela degno di stare accanto al collega veneziano.
Per scoprire di più sulla sua figura vi consigliamo di consultare la voce Dall'Abaco, Evaristo Felice, curata da Michael Talbot per la seconda edizione del The New Grove Dictionary of Music and Musicians, Oxford University Press,  2001. Volendo inquadrare il compositore in una prospettiva più ampia, nello specifico quella della sua città natale, vi invitiamo a leggere il testo La musica a Verona (Banca Mutua Popolare di Verona, 1976) di Enrico Paganuzzi, Carlo Bologna, Luciano Rognini, Giorgio Maria Cambié e Marcello Conati.
Se volete entrare in contatto con le sonorità di Dall’Abaco e del suo Concerto in re minore op. 2 n. 1 vi proponiamo qui proprio l’esecuzione del Concerto Köln, leader nell’esecuzione della musica del ‘700, altrimenti ascoltabile su Spotify a questo link.

 

A seguire ci viene presentato Charles Avison (1709-1770), considerato il maggiore compositore inglese di concerti grossi del XVIII secolo, nonché un importante teorico della musica.

Per avvicinarvi a questa figura non molto nota al grande pubblico vi suggeriamo il testo The Ingenious Mr. Avison: Making Music and Money in Eighteenth Century (2009) di Roz Southey, Margaret Maddison e David Hughes. Si tratta della prima biografia completa sul compositore che colloca la sua attività artistica in una Newcastle upon Tyne costellata di eventi alla moda, giri di affari, rivalità, parrucche, panciotti, danze, storie d'amore e tragedie familiari.
Volendolo conoscere in veste di teorico della musica, potete sfogliare il testo Charles Avison's Essay on musical expression: with related writings by William Hayes and Charles Avison (2004) di  A.Charles, P.Dubois, e W.Hayes, nel quale egli non si trattiene dal muovere critiche anche al suo stimato collega Georg Friedrich Händel.

Dei suoi 12 Concerti Grossi after Scarlatti, consistenti in rielaborazioni di materiale musicale del compositore partenopeo, ci viene proposto in programma il Concerto in re maggiore n. 6. Del concerto in questione vi consigliamo l’esecuzione del celebre ensemble francese Cafè Zimmermann. Su Spotify è degna di nota l’esecuzione di The Avison Ensemble.

Il successivo compositore in programma, Johann Sebastian Bach (1685-1750), è un nome noto al grande pubblico e non ha certo bisogno di presentazioni.

Se da un lato la maggior parte di voi è in grado di inquadrarlo in un contesto storico-musicale e ha familiarità con talune sue composizioni, dall’ altro egli risulta essere una figura talmente pregnante nel mondo della musica occidentale da richiedere uno studio continuo, approfondito e mai da ritenersi concluso o definitivo. In primis è da segnalare un testo che da decenni è considerato “La” biografia di Johann Sebastian Bach: Piero Buscaroli – Bach (1985). Il risultato di questa rilettura di Buscaroli “[…] è un saggio che restituisce al musicista tedesco la sua intera storia, la sua umanità, l'ansia, il gran carattere, la volontà di potenza, i suoi scopi d'artista, i rapporti col mondo circostante, il passato e il futuro dell'arte.” Si propone invece di sfatare il mito di Bach come “una sorta di pietra di paragone, il «quinto evangelista» dei suoi compatrioti ottocenteschi, l’incarnazione vivente dell’intensa fede religiosa […]”  il testo La musica nel castello del cielo: Un ritratto di Johann Sebastian Bach di John Eliot Gardiner che, con un tono differente rispetto alla precedente consigliata,  restituisce a Bach la dignità di uomo semplice, conferendo pertanto alla sua musica la profonda capacità di far emergere l’umanità che vi si cela dietro. 

Carmignola sarà uno dei due protagonisti del brano bachiano in programma: il Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043. Esso è uno dei tre concerti per violino che sono giunti fino a noi (i restanti sono quello in La minore BWV 1041 e in Mi maggiore BWV 1042), mentre dei concerti perduti si conosce la musica per via delle successive trascrizioni per cembalo.
Consultando il testo di Buscaroli nella sezione Il Capellmeister (Cöthen 1717-1723), potrete approfondire la storia dietro a questo concerto e contestualizzarlo nel periodo in cui Bach era al servizio della corte di Leopoldo di Anhalt.                                              Vi invitiamo ad ascoltare la magistrale interpretazione del concerto ad opera di Yehudi Menuhin e David Oistrakh. Una versione più recente e dall’approccio interpretativo differente è quella delle due violiniste Julia  Schroeder e Birgit Schnurpfeil, ascoltabile su Spotify a questo link.

 

E’ la musica dell’altrettanto celebre compositore veneziano Antonio Vivaldi (1678-1741), coevo di Bach e da lui molto stimato, a chiudere il concerto in programma. 

Per approfondire la storia del “Prete Rosso” non possiamo fare a meno di consigliarvi il testo Antonio Vivaldi, il prete rosso (1958) di Gianfrancesco Malipiero, importante compositore italiano del Novecento che contribuì fortemente  alla valorizzazione dell'opera del veneziano, del quale, dal 1947, diresse l'edizione dell'opera omnia strumentale. Malipiero propone il ritratto di un Vivaldi trasportato dalla “gioia di vibrare col suo istrumento”, di un prete rosso che è tale per il suo misticismo ardente, del fautore di una musica che va ascoltata religiosamente e che va interiorizzata senza abbandonarsi ad analisi fondate su sterili retoriche.

Di più recente pubblicazione è L'affare Vivaldi (2015) di Federico Maria Sardelli, direttore d’orchestra e studioso del compositore, che traccia una storia della riscoperta dei manoscritti di Vivaldi, raccontando come, dopo mille farsesche peripezie, possiamo noi oggi godere della sua musica.

Le quattro stagioni è il titolo con cui sono comunemente noti i primi quattro dei dodici concerti solistici per violino dell'opera Il cimento dell'armonia e dell'inventione, pubblicati nel 1725 ma composti da Vivaldi precendentemente.
Per scoprire in maniera più dettagliata le varie connotazioni che la musica assume in relazione alle stagioni è consigliabile la lettura, in lingua inglese, di Vivaldi: The Four Seasons and Other Concertos, Op. 8 di Paul Everett.

E’ evidente cogliere i nessi con il mondo naturale già dall’ascolto, che qui vi proponiamo nella versione della Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti e con  Giulio Franzetti nel ruolo di solista. Sulla piattaforma Spotify è sicuramente da segnalare l’esecuzione della LPO con l’israeliano Itzhak Perlman.

 

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Marco Surace

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Creavit libenter Matthaeus Macinanti anno MMXIX