Giuseppe Albanese e le sue “danze al chiaro di luna”

Sabato 26 ottobre l’Istituzione Universitaria dei Concerti aprirà le porte della sua Aula Magna a Giuseppe Albanese, uno dei pianisti italiani della sua generazione tra i più affermati a livello internazionale.  Albanese eseguirà musiche di due dei maggiori autori della tradizione ottocentesca (Beethoven e Schumann) per poi spostarsi nel Novecento con musiche di Stravinskij, Debussy e Ravel (ulteriori informazioni sono disponibili sulla pagina IUC dedicata al concerto).                           

Ho incontrato Giuseppe a Roma, presso lo storico negozio di pianoforti “Alfonsi”, nel cuore del vecchio rione Monti. Dopo avermi deliziato con una stupenda esecuzione di “La Valse” di Ravel ci siamo fatti una chiacchierata, circondati da meravigliosi pianoforti.

 

Giuseppe, oltre ad essere un brillante concertista sei anche docente e filosofo. In che modo la didattica e la filosofia influiscono sul tuo modo di pensare e fare la musica?

Secondo me non c’è differenza tra l’aspetto didattico e l’aspetto del far musica, nella misura in cui l’aspetto didattico è il trasmettere all’allievo tutto ciò che so della musica. La filosofia mi è servita per avere un approccio alla musica non più completo quanto più profondo alla musica. Concependo la musica come la “versione sonora del contenuto umano” che un artista può esprimere, in questo senso essa mi ha aiutato nel lavoro dell’interpretazione del testo musicale. Più o meno fino alla laurea ho sempre rigidamente tenuto distinti i due percorsi - quello umanistico e quello musicale - poichè mi piaceva sintetizzare a modo mio le due esperienze , non seguendo un percorso precostituito da altri. Non direi che il mio amore per la filosofia sia stato causato da quello della musica (perlomeno non a livello cosciente) ma ammetto di essere stato fortunato a scoprire che le due discipline vanno così d’accordo.

 

Danze al chiaro di luna è il titolo del concerto nel quale ti esibirai questo sabato alla IUC. Qual è l’idea dietro a questo programma?

Per il grande pubblico la danza è il momento conviviale per eccellenza e quindi, a suo modo, dietro a questo titolo si cela un invito a partecipare al concerto per fare festa insieme. Nella seconda parte della serata abbiamo tutte danze: La Suite Bergamasque è una raccolta di danze, l’Uccello di Fuoco è un balletto e La Valse è un poema coreografico. Naturalmente l’immagine del  “chiaro di luna” è uno strizzare l’occhio al collegamento tra il terzo movimento della Suite Bergamasque e il titolo apocrifo della Sonata “Quasi una fantasia” di Beethoven. Questo titolo esprime, perciò, in maniera estremamente sintetica quello che il pubblico potrà scoprire se deciderà di accompagnarmi nel viaggio di sabato sera.

Parlavamo un attimo fa di Beethoven, del quale ricorrerà nel 2020 il 250° anniversario dalla nascita. Cosa significa per te eseguire la sua musica oggi e perchè?

Innanzitutto credo che nessun musicista possa prescindere dalla figura di Beethoven. Lo ritengo ancora estremamente attuale e, a mio avviso, lo sarà sempre. Questo perché i valori che veicola con la sua musica sono universali e i suoi moti, più che lirici e personali, sono movimenti cosmici. Lo stesso “Adagio sostenuto” con cui si aprirà il concerto in un certo senso ha questo movimento, quello di un individuo estremamente umano all’interno del cosmo.

Da alcuni anni a questa parte hai realizzato importanti incisioni discografiche e continui ad essere nel pieno di un’intensa attività concertistica. Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri, musicali e non?

Per quanto riguarda i progetti strettamente musicali, nelle prossime settimane uscirà il mio quarto disco, che includerà anche alcune delle musiche in programma alla IUC. In generale non mi astraggo mai dalla realtà musicale, poiché non sento di fare qualcosa ma di essere qualcosa. Non riesco a vedere la musica come una cosa che faccio in un certo momento per poi passare a fare altro ma…ovviamente c’è altro! La principale occupazione accanto al pianoforte è quella di papà. Ho due figli, ai quali cerco di stare il più vicino possibile, tutte le volte che posso.

 

Marco Surace

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